Settimo Cielo di Sandro Magister: Ecco qua il vero « gesuita moderno ». Al cui discernimento non scampa neppure Gesù-pour une fois le « Général » n’est pas débraillé et il a même un col romain:il est devenu « fachiste »

Settimo Cielo di Sandro Magister

23 feb

Ecco qua il vero « gesuita moderno ». Al cui discernimento non scampa neppure Gesù

ArturoSosa2

Ricevo e pubblico questo commento al post precedente, nel quale il generale dei gesuiti teorizzava – in un’intervista registrata e da lui autenticata – che anche le parole di Gesù vanno sottoposte a costante « discernimento ».

L’autore è diplomato all’Istituto di Scienze Religiose di Trieste e si è dedicato in particolare allo studio della teologia di san Bonaventura da Bagnoregio. Scrive sul settimanale diocesano “Vita Nuova”.

*

IL GENERALE DEI GESUITI GUIDA L’ESERCITO DEGLI STORICISTI

di Silvio Brachetta

Con Arturo Sosa Abascal, nuovo superiore generale della Compagnia di Gesù, si ha la dimostrazione compiuta che la teologia cattolica è travolta dallo storicismo.

Ne ha data notizia indiretta Sandro Magister, riportando tra le altre queste parole di Sosa in un’intervista: « Intanto bisognerebbe incominciare una bella riflessione su che cosa ha detto veramente Gesù. A quel tempo nessuno aveva un registratore per inciderne le parole. Quello che si sa è che le parole di Gesù vanno contestualizzate, sono espresse con un linguaggio, in un ambiente preciso, sono indirizzate a qualcuno di definito ».

Questo di Sosa è solo l’ultimo di una serie sterminata di ragionamenti analoghi, da parte di altrettanti autori.

La tesi è vecchia, riproposta in modo assillante: le Scritture dovrebbero essere sottoposte a un’esegesi continua, per via del fatto che su di esse non si potrà mai dare un’interpretazione definitiva.

In altre parole, secondo una certa teologia eterodossa, la Scrittura sarebbe una sorta di cantiere papirologico aperto, in cui il testo è costantemente da vivisezionare, nella ricerca incessante della « vera » Parola di Dio. Si tratta di un perpetuo, frenetico glossare le fonti, alla scoperta di una verità più genuina, che possa sostituire quella corrente, evidentemente scomoda all’esegeta insoddisfatto.

Questa « vera » Parola, ricercata dalla critica testuale di ampi filoni del protestantesimo e del cattolicesimo modernista, sarebbe ancora nascosta tra le pieghe del testo sacro e tuttavia difettoso, poiché composto da parole umane. E le parole umane sono imperfette per definizione, soggette ai mutamenti dei costumi e della storia.

È superfluo, però, segnalare che più volte il magistero ha ribadito l’inconsistenza di questa lettura storicistica: nessuno dei pronunciamenti della Chiesa ha mai risolto granché. Chi, infatti, considera vaghe le parole dell’Antico e del Nuovo Testamento, che procedono da Dio, tanto meno darà peso al magistero, che procede maggiormente dall’espressione umana. Né darà importanza, per la stessa ragione, alle parole ispirate dei santi, dei Dottori e dei Padri della Chiesa, che smentiscono l’interpretazione progressiva della Scrittura. Stesso discorso per la tradizione apostolica, spesso valutata dal contestatore meno che niente. È così che l’errore dello storicismo, lungi dall’essere stato demolito, ce lo ritroviamo intatto e più forte che mai anche oggi.

Lo storicista moderno, più che argomentare le proprie ragioni, ripeterà a cantilena che ogni parola della Bibbia va sempre contestualizzata, ambientata, relativizzata a un certo ambiente, a un certo tempo, a un certo linguaggio. E impedisce, in tal modo, la validità stessa del dogma, proprio per la sua qualità di fissare la verità una volta per tutte. Solo in malafede, poi, si può affermare che « bisognerebbe incominciare una bella riflessione su che cosa ha detto veramente Gesù », come ha fatto Sosa. Egli non può non sapere che una tale riflessione affianca l’intera vicenda del cristianesimo, specialmente da san Girolamo in poi.

La verità è che non è mai stato un problema, per i santi, così come per la maggior parte dei fedeli, scoprire ciò che « ha detto veramente Gesù », o Mosè o Abramo. Per il fedele tutto è scritto e, dove non lo sia, è ascoltato da un confessore, da un fratello, da un predicatore. Certamente la Chiesa non ha mai scartato la ricerca filologica o scientifica sul testo sacro, ma altrettanto certamente ha scartato il primato della scienza sulla fede. La scienza, cioè, dà ragione della fede e della speranza del cristiano, solo laddove la fede sia presupposta.

C’è poi un’altra questione. Glossare il Vangelo e il testo sacro, in genere, è cosa santa e benemerita, nel caso della preparazione alla predicazione o durante lo studio sistematico della teologia. In altri casi, però, la Scrittura va ritenuta alla lettera, « sine glossa ». Abbiamo l’esempio forse più noto in san Francesco d’Assisi, che trovò la propria vocazione obbedendo al testo evangelico di Mc 10, 21: « Va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi ». Così lesse e così fece.

Ma le affermazioni di Sosa sono stupefacenti anche per un altro motivo. Egli è gesuita, come anche papa Francesco. Ebbene, proprio il pontefice, durante la conversazione con i superiori generali degli ordini religiosi del 25 novembre 2016, disse: « Essere radicali nella profezia è il famoso ‘sine glossa’, la regola ‘sine glossa’, il Vangelo ‘sine glossa' ». E aggiunse: « Il Vangelo va preso senza calmanti. Così hanno fatto i nostri fondatori ».

Ora, non è immediato capire cosa il Papa intendesse con l’espressione « senza calmanti », ma è chiaro invece il riferimento alla ricezione « sine glossa » fatta già dai fondatori della Compagnia di Gesù. Se dunque lo stesso papa gesuita consiglia di seguire il Vangelo senza commenti, perché Sosa lo vorrebbe glossare di nuovo?

In ogni caso l’approccio « sine glossa » alla Parola di Dio esclude che il testo debba venire scarnificato senza limite, a meno che non lo richieda l’approfondimento dello studio. È il caso, ad esempio, dei « Moralia in Job » di san Gregorio Magno, dove il libro di Giobbe è stato scrutato parola per parola, verso dopo verso, riferendone il significato letterale, morale, analogico e anagogico. Sempre però il discrimine, la cartina di tornasole, è stato il senso letterale, al quale tutti gli altri sensi, benché più profondi, si sarebbero dovuti riferire.

Il senso letterale è quindi l’ago della bilancia della verità di un testo, compreso quello sacro. E se già la « littera » è debole, come potrebbe essere a fondamento dei significati profondi e, addirittura, della Parola di Dio nella Scrittura?

*

Tra i numerosi altri commenti alle parole del generale dei gesuiti basti riportare questo, che ci è arrivato da Sun City Center, in Florida, a firma di Peter J. Brock:

« The Pope, the progressives and the Jesuits now answer all questions with the term ‘discernment.’ Is the Old Testament basically an enhanced fiction of the history of the Jews? The New Testament an apocryphal collection of the musings of evangelical pseudonyms? Who was Jesus? Is the Pope working to remove the proverbial finger from the Dike? Is this his idea of enhancing evangelization? It brings to mind the old saw ‘Is the Pope Catholic.’ Five more questions for him to answer. »

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22 feb

Matrimonio e divorzio. Il generale dei gesuiti: « Anche Gesù va reinterpretato »

ArturoSosa

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Incredibile ma vero. Nel capitolo ottavo di « Amoris laetitia« , il più scottante e controverso, quello in cui papa Francesco sembra « aprire » alle seconde nozze con il precedente coniuge ancora in vita, manca qualsiasi citazione delle parole di Gesù sul matrimonio e il divorzio, riportate principalmente nel capitolo 19 del Vangelo secondo Matteo:

«Gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: « È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo? ». Egli rispose: « Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina e disse: Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne? Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto ». Gli domandarono: « Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e di ripudiarla? ». Rispose loro: « Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all’inizio però non fu così. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un’altra, commette adulterio »».

È un’assenza che lascia sbalorditi. Così come hanno impressionato anche due altri silenzi di Francesco, sulla medesima questione.

Il primo avvenne il 4 ottobre 2015. Era la domenica d’inizio della seconda e ultima sessione del sinodo sulla famiglia. E proprio quel giorno, in tutte le chiese cattoliche di rito latino, a messa, si leggeva il brano del Vangelo di Marco (10, 2-9) parallelo a quello di Matteo 19, 2-12.

All’Angelus il papa tacque ogni riferimento a quel brano del Vangelo, nonostante la sua straordinaria pertinenza con le questioni discusse nel sinodo.

E lo stesso è accaduto lo scorso 12 febbraio, con un altro passaggio analogo del Vangelo di Matteo (5, 11-12) letto a messa in tutte le Chiesa. Anche questa volta, all’Angelus, Francesco ha evitato di citarlo e commentarlo.

Perché questo silenzio tanto insistito del papa su parole di Gesù così inequivocabili?

Uno spunto di risposta è nell’intervista che il nuovo superiore generale della Compagnia di Gesù, il venezuelano Arturo Sosa Abascal, molto vicino a Jorge Mario Bergoglio, ha dato al vaticanista svizzero Giuseppe Rusconi per il blog Rossoporpora e per il « Giornale del Popolo » di Lugano.

Eccone i passaggi più attinenti al caso. Ogni commento è superfluo.

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D. – Il cardinale Gerhard L. Műller, prefetto della congregazione per la dottrina della fede, ha detto a proposito del matrimonio che le parole di Gesù sono molto chiare e « nessun potere in cielo e in terra, né un angelo né il papa, né un concilio né una legge dei vescovi, ha la facoltà di modificarle ».

R. – Intanto bisognerebbe incominciare una bella riflessione su che cosa ha detto veramente Gesù. A quel tempo nessuno aveva un registratore per inciderne le parole. Quello che si sa è che le parole di Gesù vanno contestualizzate, sono espresse con un linguaggio, in un ambiente preciso, sono indirizzate a qualcuno di definito.

D. – Ma allora, se tutte le parole di Gesù vanno esaminate e ricondotte al loro contesto storico, non hanno un valore assoluto.

R. – Nell’ultimo secolo nella Chiesa c’è stato un grande fiorire di studi che cercano di capire esattamente che cosa volesse dire Gesù… Ciò non è relativismo, ma certifica che la parola è relativa, il Vangelo è scritto da esseri umani, è accettato dalla Chiesa che è fatta di persone umane… Perciò è vero che nessuno può cambiare la parola di Gesù, ma bisogna sapere quale è stata!

D. – È discutibile anche l’affermazione in Matteo 19, 3-6: « Non divida l’uomo ciò che Dio ha congiunto »?

R. – Io mi identifico con quello che dice papa Francesco. Non si mette in dubbio, si mette a discernimento…

D. – Ma il discernimento è valutazione, è scelta tra diverse opzioni. Non c’è più un obbligo di seguire una sola interpretazione…

R. – No, l’obbligo c’è sempre, ma di seguire i risultati del discernimento.

D. – Però la decisione finale si fonda su un giudizio relativo a diverse ipotesi. Prende in considerazione dunque anche l’ipotesi che la frase « l’uomo non divida… » non sia esattamente come appare. Insomma mette in dubbio la parola di Gesù.

R. – Non la parola di Gesù, ma la parola di Gesù come noi l’abbiamo interpretata. Il discernimento non sceglie tra diverse ipotesi ma si pone in ascolto dello Spirito Santo, che – come Gesù ha promesso – ci aiuta a capire i segni della presenza di Dio nella storia umana.

D. Ma come discernere?

R. – Papa Francesco fa discernimento seguendo sant’Ignazio, come tutta la Compagnia di Gesù: bisogna cercare e trovare, diceva sant’Ignazio, la volontà di Dio. Non è una ricerca da burletta. Il discernimento porta a una decisione: non si deve solo valutare, ma decidere.

D. – E chi deve decidere?

R. – La Chiesa ha sempre ribadito la priorità della coscienza personale.

D. – Quindi se la coscienza, dopo il discernimento del caso, mi dice che posso fare la comunione anche se la norma non lo prevede…

R. – La Chiesa si è sviluppata nei secoli, non è un pezzo di cemento armato. È nata, ha imparato, è cambiata. Per questo si fanno i concili ecumenici, per cercare di mettere a fuoco gli sviluppi della dottrina. Dottrina è una parola che non mi piace molto, porta con sé l’immagine della durezza della pietra. Invece la realtà umana è molto più sfumata, non è mai bianca o nera, è in uno sviluppo continuo.

D. – Mi par di capire che per lei ci sia una priorità della prassi del discernimento sulla dottrina.

R. – Sì, ma la dottrina fa parte del discernimento. Un vero discernimento non può prescindere dalla dottrina.

D. – Però può giungere a conclusioni diverse dalla dottrina.

R. – Questo sì, perché la dottrina non sostituisce il discernimento e neanche lo Spirito Santo.

*

Propriamente, vi sono esegeti cattolici che danno delle parole di Gesù sul matrimonio e il divorzio un’interpretazione che ammette il ripudio e le seconde nozze.

È il caso del monaco camaldolese Guido Innocenzo Gargano, biblista e patrologo di fama, docente alle pontificie università Gregoriana e Urbaniana.

La sua esegesi è stata integralmente ospitata da http://www.chiesa il 16 gennaio 2015:

> Per i « duri di cuore » vale sempre la legge di Mosè

È un esegesi che naturalmente può non essere condivisa ed è stata effettivamente contestata in radice.

Ma ha il pregio della trasparenza e della « parresìa », che invece latitano in chi cambia le parole di Gesù senza darlo a vedere e senza darne ragione.

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22 feb

Marriage and Divorce. The General of the Jesuits: « Jesus Too Must Be Reinterpreted »

ArturoSosa

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*

Incredible but true. In the eighth chapter of « Amoris Laetitia,” the most heated and controversial, the one in which Pope Francis seems to “open up” to remarriage while the previous spouse is still alive, there is no citation at all of the words of Jesus on marriage and divorce, presented primarily in chapter 19 of the Gospel according to Matthew:

«Pharisees came up to him and tested him by asking, “Is it lawful to divorce one’s wife for any cause?” He answered, “Have you not read that he who made them from the beginning made them male and female, and said, ‘For this reason a man shall leave his father and mother and be joined to his wife, and the two shall become one’? So they are no longer two but one. What therefore God has joined together, let not man put asunder.” They said to him, “Why then did Moses command one to give a certificate of divorce, and to put her away?” He said to them, “For your hardness of heart Moses allowed you to divorce your wives, but from the beginning it was not so. And I say to you: whoever divorces his wife, except for unchastity, and marries another, commits adultery; and he who marries a divorced woman, commits adultery.”»

It is an astonishing omission. Also striking are two other moments of silence from Francis, on the same question.

The first took place on October 4, 2015. It was the Sunday of the beginning of the second and final session of the synod on the family. And on that very day, in all the Catholic churches of the Latin rite, at Mass, the Gospel passage read was from Mark (10:2-9), parallel to the one in Matthew 19:2-12.

At the Angelus, the pope avoided any reference to that passage of the Gospel, in spite of its extraordinary pertinence to the questions discussed at the synod.

And the same thing happened last February 12, with another similar passage from the Gospel of Matthew (5:11-12) read at Mass in all the churches. This time as well, at the Angelus, Francis avoided citing and commenting on it.

Why such adamant silence from the pope on words of Jesus that are so unequivocal?

One clue toward a response is in the interview that the new superior general of the Society of Jesus, the Venezuelan Arturo Sosa Abascal, very close to Jorge Mario Bergoglio, has given to the Swiss vaticanista Giuseppe Rusconi for the blog Rossoporpora and for the « Giornale del Popolo » of Lugano.

Here are the passages most relevant to the case. Any commentary would be superfluous.

*

Q: Cardinal Gerhard L. Műller, prefect of the congregation for the doctrine of the faith, has said with regard to marriage that the words of Jesus are very clear and « no power in heaven and on earth, neither an angel nor the pope, neither a council nor a law of the bishops has the faculty to modify them. »

A: So then, there would have to be a lot of reflection on what Jesus really said. At that time, no one had a recorder to take down his words. What is known is that the words of Jesus must be contextualized, they are expressed in a language, in a specific setting, they are addressed to someone in particular.

Q: But if all the worlds of Jesus must be examined and brought back to their historical context, they do not have an absolute value.

A: Over the last century in the Church there has been a great blossoming of studies that seek to understand exactly what Jesus meant to say… That is not relativism, but attests that the word is relative, the Gospel is written by human beings, it is accepted by the Church which is made up of human persons… So it is true that no one can change the word of Jesus, but one must know what it was!

Q: Is it also possible to question the statement in Matthew 19:3-6: “What therefore God has joined together, let not man put asunder”?

A: I go along with what Pope Francis says. One does not bring into doubt, one brings into discernment. . .

Q: But discernment is evaluation, it is choosing among different options. There is no longer an obligation to follow just one interpretation. . .

A: No, the obligation is still there, but to follow the result of discernment.

Q: However, the final decision is based on a judgment relative to different hypotheses. So it also takes into consideration the hypothesis that the phrase “let man not put asunder…” is not exactly as it appears. In short, it brings the word of Jesus into doubt.

A: Not the word of Jesus, but the word of Jesus as we have interpreted it. Discernment does not select among different hypotheses but listens to the Holy Spirit, who – as Jesus has promised – helps us to understand the signs of God’s presence in human history.

Q: But discern how?

A: Pope Francis does discernment following St. Ignatius, like the whole Society of Jesus: one has to seek and find, St. Ignatius said, the will of God. It is not a frivolous search. Discernment leads to a decision: one must not only evaluate, but decide.

Q: And who must decide?

A: The Church has always reiterated the priority of personal conscience.

Q: So if conscience, after discernment, tells me that I can receive communion even if the norm does not provide for it…

A: The Church has developed over the centuries, it is not a piece of reinforced concrete. It was born, it has learned, it has changed. This is why the ecumenical councils are held, to try to bring developments of doctrine into focus. Doctrine is a word that I don’t like very much, it brings with it the image of the hardness of stone. Instead the human reality is much more nuanced, it is never black or white, it is in continual development.

Q: I seem to understand that for you there is a priority for the practice of the discernment of doctrine.

A: Yes, but doctrine is part of discernment. True discernment cannot dispense with doctrine.

Q: But it can reach conclusions different from doctrine.

A: That is so, because doctrine does not replace discernment, nor does it the Holy Spirit.

*

Properly speaking, there are Catholic exegetes who give the words of Jesus on marriage and divorce an interpretation that admits repudiation and remarriage.

This is the case of the Camaldolese monk Guido Innocenzo Gargano, a famous biblicist and patrologist, professor at the pontifical universities Gregoriana and Urbaniana.

His exegesis was presented in its entirety by http://www.chiesa on January 16, 2015:

> For the “Hard of Heart” the Law of Moses Still Applies

It is an exegesis that naturally cannot be shared and has in fact been contested at its core.

But it has the virtue of transparency and of “parresìa,” which instead are missing in those who change the words of Jesus without doing so openly and without giving a reason.

(English translation by Matthew Sherry, Ballwin, Missouri, U.S.A.)

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22 feb

Matrimonio y divorcio. El general de los jesuitas: « También hay que reinterpretar a Jesús »

ArturoSosa

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*

Increíble, pero cierto. En el capítulo ocho de « Amoris laetitia« , el más espinoso y controvertido, ese en el que el Papa Francisco parece « abrir » a las segundas nupcias con el precedente cónyuge aún vivo, no se citan las palabras de Jesús sobre el matrimonio y el divorcio referidas en el capítulo 19 del Evangelio según Mateo:

«Se acercaron a Jesús unos fariseos y le preguntaron, para ponerlo a prueba: « ¿Es lícito a un hombre repudiar a su mujer por cualquier motivo? ». Él les respondió: « ¿No habéis leído que el Creador, en el principio, los creó hombre y mujer, y dijo: ‘Por eso dejará el hombre a su padre y a su madre, y se unirá a su mujer, y serán los dos una sola carne’? De modo que ya no son dos, sino una sola carne. Pues lo que Dios ha unido, que no lo separe el hombre ». Ellos insistieron: « ¿Y por qué mandó Moisés darle acta de divorcio y repudiarla? ». Él les contestó: « Por la dureza de vuestro corazón os permitió Moisés repudiar a vuestras mujeres; pero, al principio, no era así. Pero yo os digo que, si uno repudia a su mujer -no hablo de unión ilegítima- y se casa con otra, comete adulterio »».

Es una ausencia que deja estupefactos. Como también ha causado estupor el silencio de Francisco sobre la misma cuestión en otras dos ocasiones.

La primera se remonta al 4 de octubre de 2015. Era el domingo de inicio de la segunda y última sesión del sínodo sobre la familia. Y precisamente ese día, en todas las iglesias católicas de rito latino, una de las lecturas de la misa era el pasaje del Evangelio de Marcos (10, 2-9) paralelo al de Mateo 19, 2-12.

Durante el Angelus el Papa no hizo ninguna referencia a ese pasaje del Evangelio, a pesar de su extraordinaria pertinencia con las cuestiones debatidas en el sínodo.

Y lo mismo ocurrió el pasado 12 de febrero, con otro pasaje análogo del Evangelio de Mateo (5, 11-12), leído en toda la Iglesia. También esta vez, durante el Angelus, Francisco evitó citarlo y comentarlo.

¿Por qué este silencio tan insistente del Papa acerca de unas palabras de Jesús tan inequívocas?

Una idea de respuesta se puede encontrar en la entrevista que el nuevo superior general de la Compañía de Jesús, el venezolano Arturo Sosa Abascal, muy cercano a Jorge Mario Bergoglio, ha concedido al vaticanista suizo Giuseppe Rusconi para el blog Rossoporpora y el « Giornale del Popolo » de Lugano.

He aquí algunos de los pasajes más pertinentes al caso. Huelgan los comentarios.

*

P. – El cardenal Gerhard L. Müller, prefecto de la congregación para la doctrina de la fe, ha dicho a propósito del matrimonio que las palabras de Jesús son muy claras y que « ningún poder en el cielo y en la tierra, ni un ángel ni el Papa, ni un concilio ni una ley de los obispos, tiene la facultad de modificarlas ».

R. – Antes que nada sería necesario comenzar una buena reflexión sobre lo que verdaderamente dijo Jesús. En esa época nadie tenía una grabadora para registrar sus palabras. Lo que se sabe es que las palabras de Jesús hay que ponerlas en contexto, están expresadas con un lenguaje, en un ambiente concreto, están dirigidas a alguien determinado.

P. – Pero entonces, si hay que examinar todas las palabras de Jesús y reconducirlas a su contexto histórico significa que no tienen un valor absoluto.

R. – En el último siglo han surgido en la Iglesia muchos estudios que intentan entender exactamente qué quería decir Jesús… Esto no es relativismo, pero certifica que la palabra es relativa, el Evangelio está escrito por seres humanos, está aceptado por la Iglesia que, a su vez, está formada por seres humanos… ¡Por lo tanto, es verdad que nadie puede cambiar la palabra de Jesús, pero es necesario saber cuál ha sido [esa palabra]!

P. – Entonces, ¿también es discutible la afirmación en Mateo 19, 3-6: « Pues lo que Dios ha unido, que no lo separe el hombre »?

R. – Me identifico con lo que dice el Papa Francisco. No se pone en duda, se pone en discernimiento…

P. – Pero el discernimiento es valoración, es elección entre distintas opciones. Ya no hay la obligación de seguir una única interpretación…

R. – No, la obligación existe siempre, pero de seguir los resultados del discernimiento.

P. – Pero la decisión final se funda sobre un juicio en relación a distintas hipótesis. Por lo tanto, toma en consideración también la hipótesis de que la frase « pues lo que Dios ha unido… » no sea exactamente como aparece. En resumen, pone en duda la palabra de Jesús.

R. – No la palabra de Jesús, sino la palabra de Jesús tal como nosotros la hemos interpretado. El discernimiento no elige entre distintas hipótesis, pero se pone a la escucha del Espíritu Santo que, como Jesús prometió, nos ayuda a entender los signos de la presencia de Dios en la historia humana.

P. – Pero, ¿cómo se discierne?

R. – El Papa Francisco discierne siguiendo a San Ignacio, como toda la Compañía de Jesús: hay que buscar y encontrar la voluntad de Dios, decía San Ignacio. No es una búsqueda en broma. El discernimiento lleva a una decisión: no se debe sólo valorar, sino que hay que decidir.

P. – ¿Y quién debe decidir?

R. – La Iglesia ha confirmado siempre la prioridad de la conciencia personal.

P. – Por lo tanto, si la conciencia, después del discernimiento, me dice que puedo hacer la comunión aunque la norma no lo prevea…

R. – La Iglesia se ha desarrollado a lo largo de los siglos, no es un pedazo de hormigón. Nació, ha aprendido, ha cambiado. Por esto se hacen los concilios ecuménicos, para intentar centrar los desarrollos de la doctrina. Doctrina es una palabra que no me gusta mucho, lleva consigo la imagen de la dureza de la piedra. En cambio la realidad humana es mucho más difuminada, no es nunca blanca o negra, está en un desarrollo continuo.

P. – Me parece entender que para usted la praxis del discernimiento tiene prioridad sobre la doctrina.

R. – Sí, pero la doctrina forma parte del discernimiento. Un verdadero discernimento no puede prescindir de la doctrina.

P. – Pero puede llegar a conclusiones distintas a la doctrina.

R. – Esto sí, porque la doctrina no sustituye al discernimiento, como tampoco al Espíritu Santo.

*

En realidad, hay exegetas católicos que han interpretado las palabras de Jesús sobre matrimonio y divorcio como una admisión del repudio y las segundas nupcias.

Es el caso del monje camaldulense Guido Innocenzo Gargano, biblista y patrólogo de renombre, docente en las pontificias universidades Gregoriana y Urbaniana.

Su exégesis ha sido publicada íntegramente en http://www.chiesa el 16 de enero de 2015:

> Para los « duros de corazón » vale siempre la ley de Moisés

Es una exégesis que, es obvio, puede no ser compartida y de hecho ha sido contestada desde la raíz.

Pero tiene el valor de la transparencia y la « parresía », que falta en quienes cambian las palabras de Jesús sin manifestarlo y sin dar razón de ello.

(Traducción en español de Helena Faccia Serrano, Alcalá de Henares, España)

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20 feb

Viganò, riformatore mancato. Con tutti i media vaticani contro

Viganò

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Una settimana fa monsignor Dario Edoardo Viganò, prefetto della segreteria per la comunicazione, ha riferito a papa Francesco e ai nove cardinali che lo coadiuvano nella riforma della curia come procede la riorganizzazione dei media vaticani, a lui affidata.

L’ultima novità è l’accorpamento della Radio Vaticana e del Centro Televisivo Vaticano nel dicastero presieduto da Viganò.

In effetti, dal 1 gennaio 2017 la dizione « Radio Vaticana » non ha più valore legale ed è sparita dalle buste paga dei suoi 350 dipendenti. Ma non solo di questo si tratta. Dal 1 dicembre sono state spente le trasmissioni in onde medie, e anche le onde corte – storico canale di comunicazione per i cattolici in paesi privi di libertà, difeso fino all’ultimo da padre Federico Lombardi – hanno i giorni contati. Funzionano ancora per l’Africa e parte dell’Asia, ma la loro stazione di trasmissione a Santa Maria di Galeria è sul punto di essere chiusa.

Contenimento dei costi e ammodernamento tecnologico sono le giustificazioni che Viganò adduce. Anche le trasmissioni in FM saranno man mano sostituite dalla diffusione audio digitale. Viganò ha ceduto la frequenza ex vaticana e romana FM 93.3 a RTL, la radio più ascoltata in Italia, per ottenere in cambio l’uso del digitale sull’intero territorio nazionale. E per l’Africa ha annunciato un accordo con Facebook grazie al quale in 44 paesi si potranno ricevere i messaggi del papa sul cellulare, tramite un’applicazione.

Mentre per quanto riguarda i costi, è vero che la Radio Vaticana ha un deficit di circa 26 milioni di euro l’anno ed è indubbio che la chiusura delle onde corte costituisce un risparmio, ma il 70 per cento del deficit deriva dai costi del personale giornalistico e tecnico, illicenziabile per ordini superiori, che al più potrà essere parzialmente trasferito in altri uffici vaticani. Sono i collaboratori esterni, piuttosto, che temono il mancato rinnovo dei loro contratti.

Sono di altro genere, però, i cambiamenti in corso che più preoccupano i giornalisti della Radio Vaticana. E riguardano i contenuti del loro lavoro.

I radiogiornali italiani delle 12 e delle 17 sono stati soppressi, sostituiti da edizioni flash importate dalla rete cattolica nazionale InBlu. Ed è stato soppresso anche il magazine serale del programma in lingua francese, che andava in onda ogni giorno alle 21.30. Decisioni entrambe in controtendenza per una radio i cui notiziari sono stati per decenni un ascolto d’obbligo nelle cancellerie e nelle ambasciate.

Ma a preoccupare c’è soprattutto la mutazione che riguarda il SeDoc, Servizio Documentazione, cioè l’ufficio che raccoglie e seleziona dai vari dicasteri vaticani e dal mondo intero la documentazione riguardante gli atti futuri del papa e della Chiesa, componendola in agende inviate a un circuito riservato a destinatari ufficiali e solo in piccola parte alla stampa accreditata presso la Santa Sede.

Viganò ha trasferito il SeDoc dal palazzo della Radio Vaticana agli uffici della sala stampa della Santa Sede e l’ha rafforzato con tre giornalisti di spicco della stessa Radio Vaticana, ai quali ha ordinato da lì in avanti di dedicarsi esclusivamente a questo nuovo compito.

L’impressione è che Viganò voglia fare di questa nuova versione del SeDoc la task force del futuro « content hub » da lui più volte annunciato, il portale multilingue e multimediale nel quale far confluire tutti i mezzi di comunicazione vaticani, nelle varie modalità di testo, audio, video, foto, sul modello – ha detto – della Walt Disney Company.

Per allenare a fare « lavoro di squadra in una logica omnimediale » Viganò ha iscritto cinquanta suoi dipendenti a un corso della Business School della LUISS di Roma, l’università della confederazione italiana dell’industria.

L’assoluto protagonista del futuro « content hub », a detta di Viganò, dovrà essere naturalmente Francesco, che « tira sempre fortissimo ». E al papa dovrebbero fare da contorno tutti i media vaticani, dalla radio alla tv, dai bollettini ufficiali a « L’Osservatore Romano », dal servizio fotografico alla libreria editrice.

Il tutto sotto i comandi di un’unica direzione editoriale alla quale spetterebbero, a norma di statuto, « l’indirizzo e il coordinamento di tutte le linee editoriali ».

Direzione editoriale che è detenuta dallo stesso Viganò. Ma qui cominciano i guai.

Anzitutto perché il medesimo statuto della neonata segreteria per la comunicazione assegna non al direttore editoriale ma alla segreteria di Stato il governo delle comunicazioni ufficiali e quindi, tra l’altro, anche della sala stampa.

E poi perché non solo quel che resta della Radio Vaticana ma ancor più « L’Osservatore Romano » stanno facendo di tutto per non farsi assorbire e annichilire nel « content hub » vagheggiato da Viganò.

Il quale aveva preconizzato per il giornale della Santa Sede la riduzione a « bollettino » interno. Mentre invece sta avvenendo esattamente il contrario. « L’Osservatore Romano » ha rilanciato in pompa magna sia il suo supplemento mensile « Donne Chiesa Mondo« , sia l’edizione settimanale in lingua italiana, nel primo caso con il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin e nel secondo caso con il sostituto segretario di Stato Angelo Becciu a fare le presentazioni di rito, con Viganò in silenzio tra il pubblico.

Senza contare il lancio di una nuova edizione settimanale de « L’Osservatore Romano » per l’Argentina, con direttore il protestante Marcelo Figueroa, amico di lunga data di Jorge Mario Bergoglio.

Né sembra fare ostacolo a questo potenziamento il deficit di circa 6 milioni di euro che grava ogni anno sul giornale vaticano. Per il suo supplemento femminile ha trovato un generoso contributore nelle Poste Italiane.

Insomma, la segreteria di Stato non vuole affatto cedere a Viganò e alla segreteria per la comunicazione il controllo sui media vaticani.

E poi c’è un terzo centro di potere, che è di casa a Santa Marta.

A Francesco e al suo entourage fa infatti riferimento uno strano sito web, di nome « Il Sismografo« , che ufficialmente non fa parte dei media vaticani ma vi nuota dentro con grande disinvoltura. È diretto dal cileno Luis Badilla, ex giornalista della Radio Vaticana, che non solo seleziona e rilancia ogni giorno un gran numero di articoli riguardanti la Chiesa usciti sui media di tutto il mondo, alternandoli spesso a suoi commenti polemici contro gli oppositori veri o presunti del papa, ma anche fornisce anticipazioni e documenti esclusivi palesemente pescati proprio dai materiali riservati del SeDoc.

E infine c’è « La Civiltà Cattolica », la storica rivista dei gesuiti di Roma, che ha un legame statutario con la Santa Sede e che di papa Francesco è diventata la più autorevole portaparola.

Nel festeggiare all’inizio di questo mese il suo numero 4000 « La Civiltà Cattolica » ha fatto partire quattro sue nuove edizioni mensili, in inglese, in francese, in spagnolo e in coreano.

I gesuiti, dunque, avranno sì perso il controllo della Radio Vaticana, di cui padre Lombardi è stato l’ultimo storico direttore. Ma con il gemellaggio tra Bergoglio e « La Civiltà Cattolica » diretta da padre Antonio Spadaro continuano ad essere più che mai al vertice della comunicazione della Chiesa.

———-

POST SCRIPTUM – Ci scrive un esperto radioamatore: « Mentre Radio Vaticana chiude le sue trasmissioni in onde corte, nessuno si chiede perché la Cina inonda l’etere con onde corte di elevata potenza, in tutte le lingue? Sono davvero così stupide, le autorità di Pechino? ».

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20 feb

Viganò, the Failed Reformer. With All the Vatican Media Against Him

Viganò

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*

One week ago Monsignor Dario Edoardo Viganò, prefect of the secretariat for communication, reported to Pope Francis and the nine cardinals who are helping him with the reform of the curia on the progress of the Vatican media reorganization entrusted to him.

The latest news is the consolidation of Vatican Radio and the Vatican Television Center into the dicastery headed by Viganò.

In effect, as of January 1, 2017 the name “Vatican Radio” no longer has any legal value and has disappeared from the paychecks of its 350 employees. But this is not all there is to it. As of December 1, the AM broadcasts have ceased, and the shortwave – an historical channel of communication for Catholics in countries devoid of freedom, defended to the end by Fr. Federico Lombardi – also have their days numbered. They are still operating for Africa and part of Asia, but their broadcast station in Santa Maria di Galeria is about to be closed.

Cost-cutting and technological advancement are the justifications that Viganò presents. The FM broadcasts will also be gradually replaced by digital audio casting. Viganò has given up the ex-Vatican and Roman frequency 93.3 to RTL, the most listened-to radio network in Italy, in exchange for using the digital signal throughout the country. And for Africa, he has announced an agreement with Facebook by which in 44 countries the pope’s messages will be available by cellphone, through an app.

Although when it comes to costs it is true that Vatican Radio has a deficit of about 26 million euro per year and it is beyond a doubt that shutting down the shortwave broadcasts constitutes a savings, 70 percent of the deficit actually comes from the costs of the journalistic and technical personnel, who by orders from above cannot be fired but at the most can be transferred in part to other Vatican offices.

But there are other changes underway that are more worrying for the journalists of Vatican Radio. And they concern the content of their work.

The Italian radio news programs at 12 and 5 PM have been suppressed, replaced with flash editions imported from the national Catholic network InBlu. Also suppressed is the evening news magazine by the French program, which went on the air every day at 9:30 PM. Both decisions that go against the grain for a radio network whose news broadcasts were for decades required listening in the chanceries and embassies.

But especially worrying is the change concerning SeDoc, the Servizio Documentazione, which is the office that collects and selects from the various Vatican dicasteries and from the whole world the documentation concerning the future acts of the pope and the Church, assembling it into dossiers that are sent to a confidential circuit of official recipients and only in small part to the press accredited to the Holy See.

Viganò has transferred SeDoc from the Vatican Radio building to the offices of the Vatican press center and has reinforced it with three prominent journalists from Vatican Radio itself, whom he has ordered to dedicate themselves from now on exclusively to this new task.

The impression is that Viganò wants to make this new version of SeDoc the task force of the future “content hub” that he has announced a number of times, a multilingual and multimedia portal for all the Vatican communication media, in the various forms of text, audio, video, photos, on the model – he has said – of the Walt Disney Company.

To train them for “teamwork in an omnimedia logic,” Viganò has signed up fifty of his employees in a course at the LUISS business school in Rome, the university of the Italian confraternity of industry.

The absolute protagonist of the future “content hub,” according to Viganò, will naturally have to be Francis, who “always pulls very hard.” And all the Vatican media will have to take a side seat to the pope, from the radio to the TV, from the official bulletins to “L’Osservatore Romano,” from the photographic service to the publishing house.

All of this under the command of a sole editorial direction that will be responsible, by statute, for “the orientation and coordination of all the editorial lines.”

An editorial direction that is held by none other than Viganò. But this is where the trouble starts.

Above all because the same statute of the newly created secretariat for communication assigns not to the editorial director but to to the secretariat of state the management of official communications and therefore, among others, of the press office as well.

And then because not only what remains of Vatican Radio but even more “L’Osservatore Romano” are doing all they can not to be absorbed into and annihilated by the “content hub” that is the dream of Viganò.

Who had predicted for the newspaper of the Holy See its reduction to an internal “bulletin.” While instead exactly the opposite is happening. « L’Osservatore Romano” has relaunched to great fanfare both its monthly supplement “Donne Chiesa Mondo” and the weekly edition in Italian, in the first case with cardinal secretary of state Pietro Parolin and in the second case with substitute secretary of state Angelo Becciu making the presentations, with Viganò sitting silently in the audience.

Without counting the launch of a new weekly edition of “L’Osservatore Romano” for Argentina, directed by the Protestant Marcelo Figueroa, a longstanding friend of Jorge Mario Bergoglio.

Nor does there seem to be any obstacle to this expansion in the roughly 6 million euro deficit that weighs every year on the Vatican newspaper. For its women’s supplement it has found a generous contributor in the Poste Italiane.

In short, the secretariat of state does not at all want to give Viganò and the secretariat for communication control over the Vatican media.

And then there is a third center of power, which is at home at Santa Marta.

Francis and his entourage are in fact the focal point of a strange website, called “Il Sismografo,” which is not officially part of the Vatican media but navigates it with great ease. It is directed by the Chilean Luis Badilla, a former journalist of Vatican Radio, who not only selects and reposts every day a large number of articles concerning the Church that have come out in the media all over the world, often alternating them with his polemical commentaries against the real or presumed opponents of the pope, but also furnishes exclusive previews and documents clearly fished out of confidential material from SeDoc.

And finally there is “La Civiltà Cattolica,” the historic magazine of the Rome Jesuits, which has a statutory connection with the Holy See and has become the most authoritative spokesman for Pope Francis.

In celebrating at the beginning of this month its 4000th issue, “La Civiltà Cattolica” has created four new monthly editions, in English, French, Spanish, and Korean.

So the Jesuits may indeed have lost control of Vatican Radio, of which Lombardi was the last historic director. But with the twinning of Bergoglio and “La Civiltà Cattolica” directed by Fr. Antonio Spadaro they continue to be more than ever at the summit of Church communication.

(English translation by Matthew Sherry, Ballwin, Missouri, U.S.A.)

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20 feb

Viganò, el reformador fallido. Con todos los medios de comunicación vaticanos en contra

Viganò

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*

Hace una semana monseñor Dario Edoardo Viganò, prefecto de la secretaría para la comunicación, informó al Papa Francisco y a los nueve cardenales que lo coadyuvan en la reforma de la curia sobre cómo procede la reorganización de los medios de comunicación vaticanos que le fue confiada.

La última novedad es la unificación  de la Radio Vaticana y del Centro Televisivo Vaticano en el dicasterio presidido por Viganò.

Efectivamente, desde el 1 de enero de 2017 el nombre « Radio Vaticana » ya no tiene ningún valor legal y ha desaparecido de las nóminas de sus 350 empleados. Pero no se trata sólo de esto. El 1 de diciembre pasado se dejó de transmitir definitivamente en onda media; también la onda corta -histórico canal de comunicación para los católicos de países sin libertad, defendido hasta el final por el padre Federico Lombardi– tiene los días contado. Aún funcionan para África y parte de Asia, pero su estación de transmisión en Santa María de Galeria está a punto de ser cerrada.

Viganò ha aducido contención de los gastos y modernización tecnológica. También las transmisiones en FM serán poco a poco sustituidas por la difusión audio digital.  Viganò ha cedido la frecuencia ex vaticana y romana FM 93.3 a RTL, la radio más escuchada en Italia, para obtener a cambio el uso de la difusión digital en todo el territorio nacional. Y para África ha anunciado un acuerdo con Facebook gracias al cual, en 44 países, se podrán recibir los mensajes del Papa en el móvil mediante una aplicación.

En lo que respecta a los costes, es verdad que la Radio Vaticana tiene un déficit de aproximadamente veintiséis millones de euros anuales, por lo que es indudable que el cierre de las transmisiones en onda corta constituye un ahorro; pero el 70 por ciento del déficit deriva de los gastos del personal periodístico y técnico, que no se puede despedir por ordenes superiores y que, como máximo, podrá ser parcialmente trasladado a otras oficinas vaticanas.

Sin embargo, los cambios que más preocupan a los periodistas de la Radio Vaticana -y que ya están en marcha-, son de otro tipo. Atañen al contenido de su trabajo.

Los noticiaros radiofónicos que se transmiten entre las 12 y las 17 horas han sido suprimidos y sustituidos por ediciones flash importadas de la red católica nacional InBlu. Y ha sido suprimido también el programa vespertino en lengua francesa que se emitía cada día a las 21.30. Decisiones ambas que van en contratendencia en una radio cuyos noticiarios han sido, durante decenios, una escucha obligada en las cancillerías y embajadas.

Pero lo que más preocupa es el cambio que atañe al SeDoc, Servicio de Documentación, es decir, la oficina que recoge y selecciona la documentación procedente de los distintos dicasterios vaticanos y del mundo entero relacionados con los actos futuros del Papa y de la Iglesia, con la que compone agendas que envía a un circuito reservado de destinatarios oficiales y, sólo en pequeña parte, a la prensa acreditada ante la Santa Sede.

Viganò ha trasladado el SeDoc desde el edificio de la Radio Vaticana a las oficinas de la sala de prensa vaticana, a la que ha reforzado con tres periodistas de renombre de la propia Radio Vaticana, que han recibido la orden de ocuparse, a partir de ese momento, exclusivamente de esta nueva tarea.

La impresión es que Viganò quiere convertir a esta nueva versión del SeDoc en la task force del futuro « content hub » por él anunciado en distintas ocasiones, el portal multilingue y multimedia en el que quiere hace confluir todos los  medios de comunicación vaticanos, en las distintas modalidades de texto, audio, vídeo, foto, según el modelo -ha dicho- de la Walt Disney Company.

Para que se lleve a cabo un « trabajo de equipo en una  lógica de omnimedia » Viganò  ha inscrito a cincuenta de sus empleados a un curso de la Escuela de Negocios de la LUISS de Roma, la universidad de la confederación italiana de industria, para que reciban la formación necesaria.

El protagonista absoluto del futuro « content hub », ha dicho Viganò, será naturalmente Francisco, « que tiene un grandísimo tirón ». El Papa estaría rodeado por todos los medios vaticanos, desde la radio a la televisión, desde los boletines oficiales a « L’Osservatore Romano », desde el servicio fotográfico a la librería editorial.

Todo bajo el mando de una única dirección editorial a la que, según establece el estatuto, le competería « la dirección y la coordinación de todas las líneas editoriales ».

Dirección editorial que está en manos del propio Viganò. Y aquí empiezan los problemas.

Ante todo porque el propio estatuto de la recién creada secretaría para la comunicación asigna a la secretaría de Estado, y no al director editorial, la gestión de las comunicaciones oficiales y, por lo tanto, también de la sala de prensa, entre otros.

Y, además, porque no sólo lo que queda de la Radio Vaticana, sino aún más « L’Osservatore Romano », están haciendo todo lo posible para no ser absorbidos y aniquilados en el « content hub » deseado por Viganò.

Éste había predicho que el periódico de la Santa Sede acabaría reducido a « boletín » interno. Pero lo que esta sucediendo es exactamente lo contrario. « L’Osservatore Romano » ha vuelto a lanzar con gran pompa su suplemento mensual « Donne Chiesa Mondo » y la edición semanal en lengua italiana, que han sido presentados por el cardenal secretario de Estado, Pietro Parolin, y por el sustituto secretario de Estado, Angelo Becciu, respectivamente, con Viganò en silencio entre el público.

Y esto sin contar el lanzamiento de una nueva edición semanal de « L’Osservatore Romano » para Argentina, con el protestante Marcelo Figueroa, amigo desde hace mucho tiempo de Jorge Mario Bergoglio, como director.

Tampoco parece ser un obstáculo para esta potenciación el déficit de casi seis millones de euros anuales del periódico vaticano que, para su suplemento femenino, ha encontrado la generosa contribución de Poste italiane [el servicio postal italiano].

En resumen, la secretaría de Estado no quiere en absoluto ceder a Viganò y a la secretaría para la comunicación el control sobre los medios de comunicación vaticanos.

Hay, además, un tercer centro de poder, a saber, la casa de Santa Marta.

A  Francisco y a su círculo hace referencia, de hecho, un extraño sitio web llamado « Il Sismografo » que, oficialmente, no forma parte de los medios de comunicación vaticanos, pero que se mueve dentro de ellos con gran desenvoltura. Está dirigido por el chileno Luis Badilla, ex periodista de la Radio Vaticana, que no sólo selecciona y relanza cada día un gran número de artículos que atañen a la Iglesia publicados en los medios de comunicación del mundo entero, alternándolos a menudo con sus comentarios polémicos contra los opositores, verdaderos o presuntos,  del Papa, sino que también proporciona anticipaciones y documentos exclusivos claramente sacados de los materiales reservados del SeDoc.

Y, por último, tenemos a « La Civiltà Cattolica », la histórica revista de los jesuitas de Roma, que tiene un vínculo estatutario con la Santa Sede y que se ha convertido en el portavoz más autorizado del Papa Francisco.

Al celebrar a principios de este mes su número 4 000, « La Civiltà Cattolica » ha empezado a publicar cuatro nuevas ediciones mensuales en inglés, francés, español y coreano.

Los jesuitas, por lo tanto, habrán ciertamente perdido el control de la Radio Vaticana, de la que el padre Lombardi ha sido el último histórico director. Pero con el hermanamiento entre Bergoglio y « La Civiltà Cattolica », dirigida por el padre Antonio Spadaro, siguen más que nunca en el ápice de la comunicación de la Iglesia.

(Traducción en español de Helena Faccia Serrano, Alcalá de Henares, España)

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16 feb

Comunione per tutti, cattolici e protestanti. Parola di Kasper, anzi, del papa

Kasper

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*

L’oscurità con cui papa Francesco ama parlare e scrivere sulle questioni più controverse è una costante del suo magistero, un’oscurità che ha toccato il vertice nella risposta che diede il 15 novembre del 2015 a una luterana sposata a un cattolico, che gli chiedeva se poteva fare anche lei la comunione a messa:

> Sì, no, non so, fate voi. Le linee guida di Francesco per l’intercomunione con i luterani

Ma a fugare i dubbi sul suo reale pensiero provvedono puntualmente i personaggi ed interpreti a lui più vicini, cardinali, vescovi, teologi, gesuiti, giornalisti.

Ecco infatti che cosa ha detto pochi giorni fa, a proposito dell’intercomunione tra cattolici e protestanti, il cardinale prediletto dal papa, il tedesco Walter Kasper, in un’intervista trasmessa dalla tv italiana di Stato:

K. – Oggi non siamo più nemici, siamo amici, siamo fratelli e sorelle. Abbiamo iniziato questa via ecumenica e abbiamo fatto molti passi nel frattempo. Siamo in buona speranza che un giorno raggiungeremo anche la piena comunione. Adesso abbiamo già molta comunione fra di noi.

D. – Una comunione anche sulla mensa eucaristica?

K. – Sì, la comunione comune in certi casi penso di sì. Se [due coniugi, uno cattolico e uno protestante] condividono la stessa fede eucaristica – questo è il presupposto – e se sono disposti interiormente, possono decidere nella loro coscienza di fare la comunione. E questa è anche la posizione, penso, del papa attuale, perché c’è un processo di venire insieme; e una coppia, una famiglia, non si può dividere davanti all’altare.

Queste parole di Kasper possono essere riascoltate dal minuto 8’08 » al minuto 9’32 » della trasmissione « Protestantesimo » del 31 gennaio 2017, su Rai2.

*

Intanto proseguono senza sosta gli interventi mirati a ribadire a nome del papa che sì, nonostante le oscurità e i dubbi che solleva, l’esortazione apostolica « Amoris laetitia » è « chiarissima » nell’ammettere i divorziati risposati alla comunione, anche se continuano a vivere « more uxorio ».

Riepilogando, il primo al quale Francesco assegnò pubblicamente il compito di interpretare così il suo pensiero fu il cardinale Christoph Schönborn, nella presentazione ufficiale di « Amoris laetitia », l’8 aprile 2016.

Poi, il 5 settembre, fu il papa in persona a scrivere ai vescovi della regione di Buenos Aires una lettera di approvazione della loro linea permissiva.

Pochi giorni dopo, il 19 settembre, fu il cardinale Agostino Vallini, vicario del papa per la diocesi di Roma, a dettare ai suoi sacerdoti, nella cattedrale di San Giovanni in Laterano, analoghe istruzioni previamente approvate dal suo diretto superiore.

Fu poi « L’Osservatore Romano », il 14 gennaio di quest’anno, a pubblicare con evidente impulso dall’alto il via libera alla comunione ai divorziati risposati dato dai vescovi di Malta.

Il 2 febbraio ancora « L’Osservatore Romano » ha dato ampio risalto alle linee guida « liberali » pubblicate dai vescovi di Germania.

Il 10 febbraio, di nuovo il giornale della Santa Sede ha pubblicato la presentazione fatta dal cardinale Lluís Martínez Sistach, arcivescovo emerito di Barcellona, a un suo libro dal titolo « Cômo aplicar Amoris laetitia », scritto in « ringraziamento » al papa per come « aggiorna al tempo presente l’insegnamento della Chiesa ».

E da ultimo, il 15 febbraio, « L’Osservatore Romano » ha riprodotto l’elogio tributato dal teologo Maurizio Gronchi a un opuscolo del cardinale Francesco Coccopalmerio sulle « novità » del capitolo ottavo di « Amoris laetitia », opuscolo presentato come gradito al papa se non addirittura commissionato da lui.

Fin qui, fino ad oggi, la « pars construens », che come si può notare ha avuto un’accelerazione negli ultimi giorni in concomitanza con i « recenti avvenimenti » (un manifesto e una finta prima pagina de « L’Osservatore Romano » di ironica denuncia delle incoerenze papali) che hanno indotto i nove cardinali del consiglio che coadiuva Francesco nel governo della Chiesa a manifestargli il 13 febbraio « adesione e sostegno ».

Ma nella strategia comunicativa di Francesco c’è anche la « pars destruens », cioè il rifiuto persistente e sprezzante di rispondere ai dubbi a lui sottoposti da quattro cardinali sui punti oscuri di « Amoris laetitia », nonché l’ostracismo calato sul cardinale Gerhard L. Müller, prefetto della congregazione per la dottrina della fede e portatore anche lui di interpretazioni sgradite al papa semplicemente perché ferme sul precedente magistero della Chiesa.

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16 feb

Communion For All, Catholics and Protestants. Words of Kasper, Or Rather of the Pope

Kasper

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*

The obscurity with which Pope Francis loves to speak and write on the most controversial questions is one of the constants of his magisterium, an obscurity that reached its summit in the response that he gave on November 15, 2015 to a Lutheran woman married to a Catholic, who was asking him if she too could receive communion at Mass:

> Sì, no, non so, fate voi. Le linee guida di Francesco per l’intercomunione con i luterani

But the doubts over his real thought are promptly dispelled by the personalities and interpreters closest to him, cardinals, bishops, theologians, Jesuits, journalists.

Here, in fact, is what was said a few days ago, with regard to intercommunion between Catholics and Protestants, by the pope’s favorite cardinal, the German Walter Kasper, in an interview broadcast on Italian state television:

A: Today we are no longer enemies, we are friends, we are brothers and sisters. We have begun this ecumenical way and we have taken many steps in the meantime. We have good hope that one day we will even reach full communion. Even now we already have a great deal of communion among us.

Q: A communion at the Eucharistic table as well?

A: Yes, shared communion in certain cases, I think so. If [two spouses, one Catholic and one Protestant] share the same Eucharistic faith – this is the presupposition – and if they are interiorly disposed, they can decide in their conscience to receive communion. And this is also the position, I think, of the current pope, because there is a process of coming together; and a couple, a family, cannot be divided in front of the altar.

These comments from Kasper can be heard from the 8:08 to 9:32 minute mark of the broadcast “Protestantesimo” of January 31, 2017, on Rai2.

*

Meanwhile there continue the unending efforts aimed at reiterating in the name of the pope that yes, in spite of the obscurities and doubts that it raises, the apostolic exhortation “Amoris Laetitia” is “clear” in admitting the divorced and remarried to communion, even if they continue to live “more uxorio.”

To summarize, the first one Francis publicly assigned the task of interpreting his thought in this way was Cardinal Christoph Schönborn, in the official presentation of “Amoris Laetitia” on April 8, 2016.

Then, on September 5, it was the pope himself who wrote to the bishops of the region of Buenos Aires a letter of approval for their permissive stance.

A few days later, on September 19, it was Cardinal Agostino Vallini, the pope’s vicar for the diocese of Rome, who laid down for his priests, at the Cathedral of Saint John Lateran, analogous instructions previously approved by his direct superior.

It was then “L’Osservatore Romano,” on January 14 of this year, that published with an evident impulse from on high the go-ahead to communion for the divorced and remarried given by the bishops of Malta.

On February 2, again “L’Osservatore Romano” gave extensive coverage to the “liberal” guidelines published by the bishops of Germany.

On February 10, once more the newspaper of the Holy See published the presentation made by Cardinal Lluís Martínez Sistach, archbishop emeritus of Barcelona, of a book of his entitled “Cômo aplicar Amoris laetitia,” written in “thanksgiving” to the pope for how he “is bringing up to the present time the teaching of the Church.”

And most recently, on February 15, “L’Osservatore Romano” reproduced the praise bestowed by the theologian Maurizio Gronchi on a booklet by Cardinal Francesco Coccopalmerio on the “innovations” of the eighth chapter of “Amoris Laetitia,” a booklet presented as agreeable to the pope if not in fact requested by him.

So much, until now, for the “pars construens,” which as can be noted has seen an acceleration in recent days in conjunction with “recent events” (a manifesto and a fake front page of “L’Osservatore Romano” in ironic denunciation of papal inconsistencies) that have led the nine cardinals of the council that assists Francis in governing the Church to manifest their “adherence and support” to him on February 13.

But in the communication of strategy of Francis there is also the “pars destruens,” meaning the persistent and disdainful refusal to respond to the doubts submitted to him by four cardinals on the obscure points of “Amoris Laetitia,” as well as the ostracism that has fallen on Cardinal Gerhard L. Müller, prefect of the congregation for the doctrine of the faith and himself the bearer of interpretations distasteful to the pope simply because they are firm on the previous magisterium of the Church.

(English translation by Matthew Sherry, Ballwin, Missouri, U.S.A.)

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16 feb

Comunión para todos, católicos y protestantes. Palabra de Kasper; bueno, mejor dicho, del Papa

Kasper

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*

La oscuridad con la que el Papa Francisco ama hablar y escribir sobre las cuestiones más controvertidas es una constante en su magisterio, una oscuridad que ha tocado el cénit en la respuesta que dio el 15 de noviembre de 2015 a una luterana casada con un católico que le preguntó si también ella podía acercarse a la comunión en la misa:

> Sì, no, non so, fate voi. Le linee guida di Francesco per l’intercomunione con i luterani

Pero son los personajes e intérpretes que están más cercanos a él: cardenales, obispos, teólogos, jesuitas, periodistas, quienes disipan las dudas sobre su pensamiento real.

He aquí, entonces, lo que ha dicho hace unos días a propósito de la intercomunión entre católicos y protestantes el cardenal preferido del Papa, el alemán Walter Kasper, en una entrevista transmitida por la televisión estatal italiana:

K. – Hoy ya no somos enemigos, somos amigos, somos hermanos y hermanas. Hemos empezado este camino ecuménico y ya hemos dado muchos pasos hacia adelante. Tenemos la esperanza cierta de alcanzar un día la plena comunión. Ya hay mucha comunión entre nosotros.

D. – ¿Una comunión también en lo que atañe a la mesa eucarística?

K. – Sí, la comunión común en ciertos caso creo que sí. Si [dos cónyuges, uno católico y el otro protestante] comparten la misma fe eucarística -este es el supuesto- y están dispuestos interiormente, pueden decidir en su conciencia recibir la comunión. Esta es también la posición, creo, del actual Papa, porque hay un proceso de ir juntos. Y delante del altar una pareja, una familia, no se puede dividir.

Se pueden escuchar estas palabras de Kasper a partir del minuto 8’08 »y hasta el minuto 9’32 » del programa « Protestantesimo » del 31 de enero de 2017, en Rai2.

*

Mientras tanto siguen las intervenciones cuyo fin es confirmar, en nombre del Papa, que la exhortación apostolica « Amoris laetitia », a pesar de las oscuridades y dudas que plantea, sí es « clara » en su admisión de los divorciados que se han vuelto a casar a la comunión, aunque continúen viviendo « more uxorio ».

Resumiendo, la primera persona a la que el Papa confió públicamente la tarea de interpretar así su pensamiento fue el cardenal Christoph Schönborn, en la presentación oficial de « Amoris laetitia » el 8 de abril de 2016.

Después, el 5 de septiembre, fue el Papa personalmente quien escribió a los obispos de la región de Buenos Aires una carta de aprobación por su línea permisiva.

Al cabo de pocos días, el 19 de septiembre, fue el cardenal Agostino Vallini, vicario del Papa para la diócesis de Roma, quien dictó a sus sacerdotes, en la catedral de San Juan de Letrán, instrucciones similares previamente aprobadas por su directo superior.

A continuación « L’Osservatore Romano » publicó, el 14 de enero de este año, claramente animado desde arriba, el vía libre a la comunión a los divorciados que se han vuelto a casar concedido por los obispos de Malta.

De nuevo « L’Osservatore Romano » dio gran difusión, el 2 de febrero, a las directrices « progresistas » publicadas por los obispos de Alemania.

El 10 de febrero, el periódico de la Santa Sede publicó la presentación que había hecho el cardenal Lluís Martínez Sistach, arzobispo emérito de Barcelona, a un libro suyo titulado « Cómo aplicar Amoris laetitia », escrito en « agradecimiento » al Papa por « haber actualizado al tiempo presente la enseñanza de la Iglesia ».

Y por último, « L’Osservatore Romano » ha reproducido el 15 de febrero el elogio que el teólogo Maurizio Gronchi ha tributado a un opúsculo del cardenal Francesco Coccopalmerio sobre las « novedades » del capítulo ocho de « Amoris laetitia », opúsculo presentado como grato al Papa e, incluso, pedido por él.

Hasta aquí la « pars construens » a día de hoy que, como se puede bien observar, se ha acelerado en los últimos días en concomitancia con los « acontecimientos recientes » (un manifiesto y una falsa página de « L’Osservatore Romano » que, irónicamente, denunciaba las incoherencias papales), que han inducido a los nueve cardenales del consejo que coadyuva a Francisco en el gobierno de la Iglesia a manifestarle el 13 de febrero su « adhesión y apoyo ».

Pero en la estrategia comunicativa de Francisco está también la « pars destruens », es decir, el rechazo persistente y despreciativo de responder a las dudas que le presentaron cuatro cardenales sobre los puntos oscuros de « Amoris laetitia », como también el ostracismo al que parece estar condenado el cardenal Gerhard L. Müller, prefecto de la congregación para la doctrina de la fe y portador, también él, de interpretaciones no gratas al Papa simplemente porque se mantiene firme en el magisterio anterior de la Iglesia.

(Traducción en español de Helena Faccia Serrano, Alcalá de Henares, España)

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Auteur : erlande

68 ans;45 ans d'expérience dans la communication à haut niveau;licencié en lettres classiques;catholique;gaulliste de gauche à la Malraux;libéral-étatiste à la Jacques Rueff;maître:Saint Thomas d'Aquin:pro-vie sans concession.Centres 'intérêt avec connaissances:théologie,metaphysie,philosophies particulières,morale,affectivité,esthétique,politique,économie,démographie,histoire,sciences physique:physique,astrophysique;sciences de la vie:biologie;sciences humaines:psychologie cognitive,sociologie;statistiques;beaux-arts:littérature,poésie,théâtre,essais,pamphlets;musique classique.Expériences proffessionnelles:toujours chef et responsable:chômage,jeunesse,toxicomanies,énergies,enseignant,conseil en communication:para-pubis,industrie,services;livres;expérience parallèle:campagne électorale gaulliste.Documentation:5 000 livres,plusieurs centaines d'articles.Personnalité:indifférent à l'argent et aux biens matériels;généraliste et pas spécialiste:de minimis non curat praetor;pas de loisirs,plus de vacances;mémoire d'éléphant,pessimiste actif,pas homme de ressentiment;peur de rien sauf du jugement de Dieu.Santé physique:aveugle d'un oeil,l'autre très faible;gammapathie monoclonale stable;compressions de divers nerfs mal placés et plus opérable;névralgies violentes insoignables;trous dans les poumons non cancéreux pour le moment,insomniaque.Situation matérielle:fauché comme les blés.Combatif mais sans haine.Ma devise:servir.Bref,un apax qui exaspère tout le monde mais la réciproque est vraie!

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